Deejay inside

Ogni volta che parlo del mio passato alla console dico : “quando facevo il DJ”. Ma credo ci sia un‘inesattezza di fondo, in questa affermazione. Forse sarebbe più corretto dire “quando ero un DJ”… ma anche messa così non sarebbe comunque corrispondente alla realtà.
Perché io SONO un Deejay, poche storie. Anche quando sono impegnato in altre attività.
Me ne sono reso conto forse ancora di più da quando ho deciso di smettere di presentarmi agli eventi armato di musica e voce per intrattenere i presenti. Da quando non lo sono più a livello professionale mi è sempre più chiaro che per me mettere musica alle feste, anche se retribuito, non è mai stato un lavoro. Ed infatti quando mi sono accorto che sotto troppi aspetti lo stava diventando, ho lasciato.
Non mi si vede più dietro la console, ma questo non ha cambiato di una virgola la mia natura di disc-jockey, e sinceramente penso che questa etichetta che ad un certo punto “noi DJ” ci accorgiamo di avere addosso non si possa staccare più. Insomma, un po’ come mi pare di aver sentito una volta come motto degli agenti della CIA, credo che anche per noi disc-jockey valga la massima che recita : “Se sei dei nostri, sei dei nostri”.
La voglia di condividere la musica preferita, di fare compagnia a chicchessia con la propria voce, il non vedere l’ora di ascoltare “il disco nuovo di…”, i brividini mentre in cuffia passa un mash-up particolarmente azzeccato o si ascolta uno speaker che trova il giusto mix tra la sua voce e la musica che gira, la voglia mai sopita di volume alto e di ritmo che fa battere il piede in automatico.
Tutte queste cose per me non passeranno mai di moda.
Perché sono Deejay inside.